Romantico umido

L

a discesa verso il bidone dell’umido chiude la mia giornata. Cosa ci potrebbe essere di romantico al punto da ispirarmi un articolo? Sicuramente il clima confortevole del dopocena con la temperatura che si fa apprezzare e mi concede una sosta di qualche minuto sotto casa. Le serate estive spesso ci ricordano che il tempo deve essere utilizzato nel migliore dei modi e di solito coincide con il fare cose semplici. Allora ho pensato che mi sto perdendo molto dell’estate, spesso sinonimo solo di vacanze desiderate, attese e poi consumate in un nanosecondo. Il mio è un discorso da umarell, da anziano in cerca dei cantieri ma non mi vergogno più di tanto; una passeggiata serale nel silenzio della città vuota, potrebbe restituire un minimo di senso al caos quotidiano. Stupidaggini, retorica ma neanche poi tanto. Vittima del tempo e delle incombenze che non lasciano spazio alle cose più importanti, mi limito ad apprezzare momenti che alla maggior parte di voi risulteranno insignificanti. Mancano tante, troppe cose per rendermi davvero soddisfatto di questa vita, almeno per quanto concerne il mio ruolo nel mondo. Avrei voluto fare, dare, dire di più. Sono sempre in tempo ma ho bisogno di slegare i nodi delle stupide regole che mi autoimpongo. Infilare un piacere in uno spazio che sembra inospitale, può regalare notevoli soddisfazioni. Chi se ne importa se non va come dovrebbe andare. Non esiste una condizione di partenza per fare, dire o agire. La luce che ancora tiene a bada le tenebre, invita a riflettere. Un bidone dell’umido ha il suo perché. 

Arrendersi mai

S

tasera ho un bisogno impellente di scrivere e sinceramente non mi importa più di tanto di essere letto. Non sono alla ricerca di comprensione perché sono ben lontano dal piangermi addosso. Come ai vecchissimi tempi degli albori di questo diario, penso per iscritto al fine di far quadrare il cerchio e magari darmi risposte. Se pretendo di cambiare registro attraverso la scrittura, allora sbaglio in partenza; se scrivere fosse stata davvero la panacea, oggi sarei guarito. Perché, mi domando, perché continuo a cadere nella trappola della provocazione? Come mai i miei nervi continuano ad essere fragili come il cristallo? Ed oltre al male che faccio agli altri, non penso alla mia salute? Tutto il lavoro per ricostruire giornalmente corpo e anima, per quale motivo, con la stessa forza e determinazione, lo rivolgo a me stesso in negativo? E’ qualcosa di me che ancora non riesco ad esplorare a fondo per conoscerne le ragioni, è la parte di me che butta nel cesso la credibilità a cui tengo. Ho pensato a diverse ragioni: egoismo, scarsa empatia, incapacità di gestire l’imprevisto. Tutto questo per dirvi che lo scorso weekend mi sono sentito un leone mentre questo, sono tornato a sentirmi una cacca. Non ho altro da dire se non che sono migliaia di chilometri dall’essere una persona nuova o almeno migliorata. Non c’è giorno in cui non pensi ad una soluzione, magari la più semplice ma invisibile ai miei occhi. Mi impegno, continuo a farlo.