L’araba fenice

U

scita numero 20, novanta chilometri. Non so da quanto di preciso ma antepongo abitualmente  la frase “se tutto va bene” quando parlo del futuro, anche immediato. E’ la tipica “attitudine” dell’uomo che sta invecchiando e vive nel timore del destino avverso; meglio mettere le mani avanti ed aprire l’ombrello della prudenza. In fondo, questo modo di fare qualcosa di buono ce l’ha: ripara dai propositi esagerati, dalle illusioni e dal rischio di essere felici ancor prima che accada ciò che si desidera ardentemente. Non so se mi sono spiegato. Ieri è stata un’uscita da incorniciare, la più lunga mai effettuata da quando pedalo, la dimostrazione lampante che dalla cenere si può risorgere, come l’araba fenice. Non perdo l’occasione di commentare le mie gambe con un “ma siete finte?” La fatica è azzerata e l’ho capito dai prima 20-30 chilometri in sella. Non mi nascondo, posso fare bene e di meglio. Quello che fa la differenza è la motivazione ad andare oltre, senza rischi, senza trasgredire. Posso affermare con orgoglio di aver tratto il massimo beneficio dalla mia sofferenza, rispondendo alle sollecitazioni con tutta la forza di cui potevo e posso disporre. La vita non è solo bici e in ogni altro campo della mia esistenza ci sono molteplici situazioni in cui ritardo a mettere in campo i passi avanti compiuti. Ho bisogno di acquisire lo stesso spirito e la stessa determinazione perché si può avere una diversa visione anche nel quotidiano. Ho scelto di compiere percorsi nuovi sui pedali allo scopo di aumentare gli stimoli; beh, mi valga anche per tutto il resto, no? 

Castello di Frascarolo (PV)
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3 pensieri su “L’araba fenice

  1. “Se tutto va bene”.
    Non so in quanti siamo, ma siamo almeno in due, visto che ho la stessa identica attitudine verso il futuro (prossimo e lontano). In pratica, mi aspetto sempre la proverbiale tegola in testa. E non è perché ho avuto un cancro al seno: ero così prima. Sono così adesso.
    La domanda è: mi piace essere così? Mi piace approcciarmi al domani con i “ma” e con i “se”?
    Ci rifletterò…
    PS: prima di conoscere il tuo blog, mandavo un sacco di improperi ai ciclisti, soprattutto quelli che stanno in mezzo alla strada e mi costringono a fare i 30 all’ora perché ci sono le curve e non posso superarli. Adesso li guardo in modo diverso, penso sempre alle storie che devono portarsi addosso e quello che li spinge a pedalare, magari per km. In un certo senso: ti vedo un po’ in ogni ciclista che incontro. 😉

    Piace a 1 persona

    1. Una bellissima considerazione, Alice. In questi giorni sto riflettendo molto sull’opportunità di vivere la quotidianità. Devo farlo , so che è meno stressante per la mente. Riprenderò a meditare. Alcuni ciclisti sono odiosi. Mi è capitato qualche volta di pedalare in compagnia ma si finisce per essere indisciplinati, pericolosi per se stessi e per gli altri. Però hai ragione: ognuno di noi ha un contesto nel quale ogni pedalata può avere un significato diverso, quasi sempre di fuga. Un caro abbraccio 🤗

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