Autore: Vincenzo

Pendolare con l'hobby della scrittura e della fotografia

In quel tempo

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acebook continua a riproporre i miei ricordi di un paio d’anni fa. Inevitabile, considerando che ero nel pieno della mia quarantena da Covid (prevista in 21 giorni) e avevo ben poco da fare. Può sembrare assurdo ma sento una certa nostalgia di quei giorni; dopo lo scampato pericolo per la salute di mamma, io e la mia famiglia abbiamo finito per ritrovarci legati da qualcosa che forse avevamo smarrito nel tempo. Ciò che più mi è rimasto addosso è il senso di impotenza e la conseguente condizione di bisogno cui fortunatamente alcuni veri amici hanno fatto fronte. E poi tante altre piccole cose che fatico a dimenticare. Sebbene siano trascorsi due anni, cresce sempre più la convinzione che quello sia stato il vero momento di svolta nella mia vita. Non sono un nostalgico ma mi viene naturale cercare di spiegare chi sono ora, appoggiandomi al recente vissuto. Non posso dimenticare ma ho molto bisogno di ricordare. Scusate l’incipit infinito. Tornando ad oggi, il post del Venerdì mi suggerisce di affidarmi alla regola infallibile dell’“hic et nunc”, unica ancora di salvezza in vista delle prossime due settimane. La prima, strana, con due giorni di ferie ed il ponte (sebbene sia previsto un breve viaggio, temo di stressarmi eccessivamente); la seconda, più impegnativa sul fronte lavoro, con un perentorio ritorno all’antico. Infatti, dovrò rivestire i panni del pendolare per una settimana intera o quasi. Ragazzi, non ci sono più abituato! E allora, inutile fasciarsi la testa, molto meglio beneficiare del consolatorio abbraccio di chi mi legge. Domani si vedrà. Amici lettori, buon fine settimana.

Non ci credo

H

o ben chiaro ciò di cui ho bisogno ed è un lungo, lunghissimo periodo di riposo. In modo particolare devo spegnere il cervello e smetterla di preoccuparmi di cose futili come il lavoro. Mi rendo conto di farlo molto più di chi dovrebbe e già per questo dovrei stare sereno e lasciare che siano gli altri a fasciarsi la testa. Non ho più l’età per affrontare le novità, sono un boomer ed i cambiamenti mi indispongono da subito. Figuriamoci quando capitano nel bel mezzo di una fase in cui sto scaricando tutto lo scaricabile. Quest’anno mi ha regalato l’illusione di poter spaccare il mondo dopo una sosta forzata e poi mi ha fatto pagare il conto lasciandomi con le pile scariche e totalmente depresso. Mi consola la consapevolezza di conoscere ciò che mi serve: silenzio, vita (ancor più) sedentaria, zero relazioni, meno ancora propositi o programmi. Montare in sella oppure alzare pesi, quello mi servirà sempre, senza alcun dubbio. Non credo a chi sostiene che ci sia un’età per ogni cosa. Io penso invece che si debba vivere la vita fino in fondo, senza sprecare nulla del tempo che ci viene concesso. Quando sembra difficile (se non impossibile) si deve tirare fuori una grande forza mentale e la speranza di arrivare, un giorno, ad essere nella condizione mentale da poter pretendere il meglio. Non conta di avere cinquantaquattro anni ma quello che ti sta capitando. Le difficoltà sembrano dirti che sei alla fine e che l’unica vita che ti viene concessa sarà all’insegna della rassegnazione. Non ci credo. Non ci credo. Non è il mio momento. Arriverà.