Categoria: Dormire

Senza sonno

La sveglia biologica non è sempre qualcosa di negativo, anzi io ormai la considero un valido antidoto alla pigrizia. Sin dai tempi d’oro dell’Università, proseguendo per quelli delle vacanze sulla riviera con gli amici, mi sono sempre potuto permettere di fare ore piccole senza poi dover passare mattinate sotto le coperte. Con il passare degli anni, dormire poco mi è tornato utile: svegliarsi presto al mattino anche durante il fine settimana mi consente di dedicarmi a ciò che preferisco. Si tratti di un’uscita fotografica, in bicicletta o della seduta in palestra, potrei mai abbandonarmi alle passioni se fossi un nottambulo? La pressoché inesistente vita sociale, unita alla stanchezza accumulata e al minimo sindacale di sogni, alla fine giocano a mio vantaggio. Sto cercando alibi alle abitudini, alla vita sempre più monotona, al progressivo adattamento all’età anagrafica. Tutto torna sempre; anche il fatto di potermi dedicare a ciò che realmente mi piace non è solo frutto di autodeterminazione ma anche di compensazione di elementi. Insomma, deve andare così. Vorrei, potrei, dovrei. Condizionali mai accompagnati, più che dalla volontà, dalla concatenazione di elementi che fanno poi il destino o le circostanze. Qualche giorno fa un collega un po’ più giovane di me mi ha invitato ad una serata in discoteca; alla domanda sul tipo di musica che avrei ballato: “Elettronica, da sballo. Dai, che ci divertiamo”. In quel momento mi è passata davanti tutta la mia vita degli ultimi cinque o sei anni, in particolare quella del fine settimana. Pigiama, tisana, qualche chattata su Internet. Avrei dovuto rispondere con un “Si, porca miseria, si!” Ho esitato e poi: “Non ho più l’età per queste cose”. A freddo ho elaborato (strano eh?) e per un attimo ho anche considerato l’ipotesi di una nuova paura: quella dell’evento che stravolge le abitudini. Rientrato immediatamente l’allarme, ho tirato la conclusione; l’offerta non era delle migliori e comunque non è la tipologia di svago cui ambisco. Il solito cercare ciò che poi si ha paura di vivere, oppure lamentarsi di quello che in realtà ci fa comodo, sono modalità comportamentali tipiche di chi ha trovato una dimensione. Non è detto sia quella giusta, ma è quella che (un po’ per pigrizia, un po’ per timore, un po’ per bisogno di equilibrio) fa al caso proprio. E ora, avvertendo chiaramente un senso di benessere che mi pervade, non sento il bisogno di guardare nel giardino del vicino. Non sono pigro, ho molta voglia di fare, dormo poco e posso permettermi di scegliere se prediligere due chiacchiere dal vero oppure una pedalata in solitario. Non mi lascerò travolgere dalla tentazione di guardare oltre il recinto. Lo stato di grazia prosegue e per godermelo appieno, non posso dormire troppo, no?

Ti voglio bene (ma non troppo)

Non svegliate il cane che dorme, ve ne prego, abbiate pietà di quella bestiola. Anch’io, come il cane, non sopporto essere disturbato mentre sto riposando. Ho il sonno leggero e se per un qualsiasi motivo le mie otto ore diventano sette, sei o cinque, finisce che ho bisogno della museruola. Capita che prenda sonno per dimenticare. La calma che segue alla tempesta sa di ragione che surclassa i sensi, uno stato soporifero ma funzionale al benessere artificiale che poi, è l’anticamera dell’accettazione rassegnata delle cose. C’è una strana filantropia che alberga in alcuni esemplari umani: ti sconvolgono la vita, giocano con la tua debolezza, poi decidono che la loro vita deve proseguire senza “pesi”. Io conosco bene le mie reazioni alle perdite, ai distacchi, alla catastrofe che segue il crollo dei castelli di carte. Perdo il controllo, sotto forma di parole e gesti. Non divento un killer, sia chiaro; solo che non mi capacito di ciò che sta accadendo e mi faccio zerbino, neanche chi ho davanti fosse l’ultima persona di questa terra. La solitudine è una brutta bestia., ti plasma fino a distruggere le tue difese agli annunci finali. Dicevo, strana filantropia quella di alcuni che, tornano a prendersi cura di te dopo averti abbandonato. Del tipo: “Come stai? Dai esci, non serve stare a casa”. Il fatto è che non ho la risposta pronta, che potrebbe essere una sola. Risolverebbe sicuramente la questione ma si sa, io non giungo alle vie di fatto quasi mai o almeno, solo dopo aver cercato una spiegazione. Mi chiedo in cosa consista questa attenzione inutile e peraltro stupida. Di base credo esista poco rispetto dell’altrui intelligenza, ma temo di averne già parlato. Il discorso però è complesso perché certi tipi di atteggiamenti mettono in dubbio la mia reale consistenza caratteriale e la sua identità. Chi sono? Come devo agire? Se uso maschere non va bene, se mi comporto come mi viene naturale non va bene. Mi conforta il fatto di aver studiato l’attitudine altrui e la mia molto bene, di essere stato me stesso e tanti altri a seconda della situazione. Posso giungere alla conclusione che il problema non sono (solo) io. Maledizione, ci metto sempre la faccia: depresso, lunatico, fuori di testa; mai una volta che qualcuno mi dia dell’onesto, mi basterebbe. Brutto periodo questo. Stamattina appena sceso dal letto ho avvertito il dolore di un pugno diretto allo stomaco. Il rumore di un vaso vuoto ti stordisce appena abbandoni i sogni e scendi all’inferno. Per fortuna ho sudato, ho alzato pesi gemendo per la fatica e sputando fuori pensieri come fosse cibo rancido ingurgitato la sera prima. E piove ancora, torno a letto. Non svegliatemi, se potete.