Categoria: Ferie

Sole in faccia

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el mezzo della mia settimana di ferie che sta in mezzo ai tre periodi di vacanza fissati al lavoro, mi parte una riflessione che, lo dico già, è anche figlia del sole in faccia di oggi. Sono un po’ arrabbiato e non è semplice fare buon viso a cattivo gioco; c’è una priorità ed è la mia salute, non il mio benessere, questo ci tengo a dirlo. Se torno a certi periodi (Agosto 2018, Gennaio 2019 per citarne alcuni) mi sale il sangue al cervello. Voi fortunati che avete trovato nel corso della vostra vita qualcuno per cui valga la pena anche arrabbiarsi, sarete sicuramente persone felici. Io, ad averla trovata una persona in grado di non farmi incazzare! Ed ogni santa volta, ogni santa volta, la stessa situazione: la mia salute vacilla, i miei nervi si tendono fino a rischiare di spezzarsi, lo stomaco si chiude. Ma per chi? E per cosa? Sdraiato sul lettino pensavo che non è difficile rimanere sani di mente. E’ sufficiente non chiedere nulla di più di quel che si ha (agli occhi di alcuni tantissimo, per me a volte pochissimo); mi sono sempre ficcato nella testa di stare bene solo se qualcuno fosse stato in grado di rendermi felice. Una grandissima stupidaggine! Il sole in faccia ( per troppo tempo) mi rende nervoso e nemmeno poi così guardabile per via dell’abbronzatura. Come una bella sbronza, anche un’ubriacatura di sole tira fuori un bel po’ di verità. La mia è che certe apparenze (foto in cui il mio viso si staglia su sfondi colorati) sono espressione di un  bel disagio e raccontano del grande tranello che è il mondo virtuale. La realtà è ben diversa! Per farla breve (l’ho già fata lunghissima comunque) passare uno o più periodi di vacanza rimanendo a casa è una vera puttanata. Meglio lavorare. Ma non fatemi pensare a chi o cosa mi ha ridotto in questo stato. Non il sole, questo è sicuro.

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Risate col vampiro

Che dite, soprassediamo sul sogno di stanotte? Il mio timore è sempre lo stesso: diventare più tedioso di quanto non lo sia già. Le parole, quando escono senza freni, rischiano di avere un effetto tipo fiume che sfonda gli argini. Devastante. Mi ritengo già di mio una persona abbastanza soporifera perché non ho il dono della sintesi e tendo a prendere la strada filosofica anche nel bel mezzo di un discorso da bar. Quando poi ho l’opportunità di non essere interrotto, figuratevi cosa può accadere. Vedete, sono già andato fuori tema. Dicevo, devo abbandonare il proposito di raccontare il sogno di stanotte perché potete ben immaginare quale sia il contenuto. Come qualche amico lettore ha già saggiamente espresso, l’inconscio scava. Di questi tempi, aggiungo io, si sta impegnando molto a fare gli straordinari. Oggi sono a casa. Ho preso un giorno di ferie ma non per fare cose eccezionali; da mesi ho stilato un elenco di un po’ di esami e controlli ai quali mi voglio sottoporre e oggi è stata la volta del prelievo del sangue. L’infermiera che mi ha infilato l’ago nel braccio era di una simpatia contagiosa e per quei brevi istanti in cui sono rimasto sulla poltrona con il braccio teso, ci siamo raccontati le nostre esperienze di lavoratori “al pubblico”. Immagino che gli utenti fuori in attesa ci abbiano odiato per le risate grasse cui ci siamo lasciati andare. “Bersaglio 65”, questo il titolo del libro che mi ha consigliato. Le giornate sono molto grigie, invogliano il sonno ma quando sono a casa dal lavoro evito di dormire. Il tempo è prezioso; chissà quando potrò fare questa o quell’altra cosa, mi ripeto sempre. Così ho trascorso buona parte della mattinata in giro per uffici e supermercato ritrovando il piacere di farlo quando la massa è rintanata al lavoro. Non sono più molto tollerante dei luoghi caotici e sovraffollati. Mi preoccupo di quanto si sia abbassata la mia soglia di sopportazione del rumore. La vita che conduco è un film nel quale il protagonista principale è la gente, per cui non posso non meravigliarmi di quanto è facile per l’ansia montare sui miei poveri nervi. Ieri sera, chiacchierando con mia madre le ho fatto presente che diventa fisiologico vivere alla giornata senza l’intento di spremerla, ma allo scopo di evitare di pensare alle tante cose che non vanno. Se dunque l’inconscio sta dando segnali forti alla mia esigenza di razionalizzare, io rispondo con l’arma che mi è più congeniale: il cervello. So che così facendo i sogni si faranno sempre più libri aperti del mio Io, ma c’è differenza tra profondo e realtà. Non posso ascoltare i messaggi, devo sopravvivere. Se a lui non va bene quel faccio per stare in piedi, mi regali sogni dal significato più diretto. Dai inconscio, almeno tu, non girare intorno alle cose.