Tempi lenti

U

scita numero 21, settanta chilometri. Verrebbe facile (e naturale) scrivere un post intriso di nostalgia e romanticismo, trattandosi dell’ultima pedalata di questa estate duemilaventidue. Invece rimango saldamente agganciato al presente, come da mesi ormai. Pensare alla “numero 21” come una sgambata uguale ad altre sarebbe sbagliato; nessuna (ripeto, nessuna) uscita assomiglia ad un’altra e per mille motivi: stato interiore, condizione fisica, clima, testa. Non pedalavo da 18 giorni e da questo punto di vista, l’essere un “over 50” si fa sentire. Recuperare è sempre più complicato ma niente è impossibile quando il motore non sono le gambe ma il solito mix di passione e forza di volontà. Tempo fa avrei fatto un monumento a questi 70 chilometri, oggi li considero “ordinaria amministrazione”. Non ho perso l’umiltà ma tengo sempre a mente il concetto che si può migliorare, con coscienza. Alzare l’asticella non è un gesto meccanico bensì naturale per cui rimango soddisfatto e consapevole delle potenzialità acquisite. Ho incontrato una persona durante la sosta ristoro. Non è la prima volta che mi capita di conoscere storie di vita in non più di quindici minuti di barretta e sali minerali. Lo trovo fantastico, unico e anacronistico, dati i tempi social. Ecco, subito dopo aver congedato il signore con il cagnolino nero, nell’istante in cui risalgo in sella, mi sono sentito diverso, arricchito, con gli occhi lucidi dalla contentezza. La lentezza e la semplicità dei gesti mi permettono di ritrovare una dimensione umana di cui la vita di tutti i giorni mi ha privato. Ho voluto raccontarvi come sempre la mia semplice storiella di ciclista dentro quella più complicata di uomo. Grazie.

Su e giù

O

ra che l’estate volge al termine, posso fare alcune considerazioni riassuntive. Il mese di Agosto è stato il più prodigo di soddisfazioni e mi riferisco alla condizione fisica. Ci sono stati giorni in cui mi sono sentito perfetto, senza dubbi, padrone delle mie potenzialità, ottimista, forse anche visionario ma consapevole. In quei momenti ho apprezzato la bellezza di essere dipendente dal mio ego, piacente e piacevole. Io, da solo e beato. La bici porta con sé tutto il bene ed il male che si sta vivendo nella propria vita. E pensare che ad un certo punto l’ho odiata, pensando di abbandonarla non appena avessi avuto la possibilità di ritornare a camminare. Io invece l’amo. Siccome la perfezione non esiste mi sono limitato a sentirmi in uno stato di grazia, riuscendo ad apprezzarlo al massimo. Purtroppo ho dovuto fare i conti con quella parte di me che non può vivere senza la sofferenza gratuita; ancora una volta sono stato vittima dei miei crolli di autostima generati dalle relazioni umane. Inutile girare intorno alle cose: non sono in grado di gestire i rapporti di qualsiasi tipo e le ragioni sono chiare. Innanzitutto la situazione personale (familiare) ed un passato che ritorna pesante con dazi spesso assurdi. E poi l’abitudine a fare del tempo il mio tempo, non condivisibile. Di quei 6 mesi ormai lontani ho tratto un grande beneficio a livello di forza e volontà. Evidentemente modificare i tratti caratteriali o della personalità e soprattutto, pensare di sradicarmi dal posto sicuro, si è rivelato un’impresa impossibile. Non demordo in questa lotta al cambiamento ma devo muovere a tutti i costi dal rompere l’assurdo legame che mi unisce a certe persone in contrapposizione all’assenza (o quasi) che manifesto verso altre. Non ho mezze misure. Devo comunque godere di ciò che ora mi fa godere. Sono fiducioso, ho tempo per riflettere.